di Maria Elena Mezza (Comitato di Redazione)
Credo che una modernizzazione dell’Università debba necessariamente prevedere una “riforma” del percorso post-laurea: mi riferisco in particolare al periodo del tirocinio, obbligatorio in molte facoltà in vista dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione.
A parte poche eccezioni (ad esempio Facoltà di Medicina, dalla quale provengo), il più delle volte tale periodo di formazione pratica è lasciato alla libera gestione del neolaureato, che deve prendere contatti con il tutor e chiedere di essere ammesso a fare tirocinio: spesso questa ricerca si trasforma in una lunga e penosa peregrinazione, infruttuosa o destinata a durare mesi o addirittura anni, nella speranza che si liberi uno dei pochi posti a disposizione.
Tutto questo non fa che procrastinare sempre più nel tempo l’ingresso nel mondo del lavoro, oltre a demoralizzare quei laureati che, dopo anni di studio, si vedono impossibilitati a poter esercitare la loro professione perché non trovano tutor disponibili.
Parlando di questo argomento con amici e familiari che frequentano o hanno frequentato facoltà economiche-giuridiche è emerso il desiderio di riqualificare questo periodo, visto il più delle volte non come un’ulteriore opportunità di formazione ma come una tappa obbligatoria, una formalità burocratica per poter sostenere l’esame di Stato.
Si potrebbe dunque strutturare meglio questo percorso, aiutando concretamente il neolaureato a prendere contatti con i tutor, tenendo conto sia delle esigenze formative del tirocinante, sia delle effettive richieste del territorio e delle imprese; sarebbe meglio concordare tutto poco prima della laurea, in modo tale da evitare perdite di tempo e consentire a tutti la possibilità di accedere il prima possibile al mondo del lavoro.
Si potrebbero eventualmente stilare, in accordo con il neolaureato, una serie di programmi, obiettivi concreti e competenze da acquisire alla fine del tirocinio.
E’ ovvio che per realizzare tale progetto sarebbe necessaria una maggiore interazione e comunicazione tra Università, Imprese e Territorio: solo così si potrà fornire ai giovani laureati non solo una formazione teorica e nozionistica ma un bagaglio professionale e tecnico che li aiuterà a inserirsi più facilmente nella realtà lavorativa.
Maria Elena Mezza
Non nascondiamoci, spesso la scelta di vari stages e tirocini è sono dettata da accordi personali e la mancata retribuzione è spesso solo un modo di gestire manodopera a costo nullo.
Perchè non creare un elenco delle aziende virtuose, che possono gestire lo stage veramente come risorsa e garantire acquisizione di competenze e curriculum spendibile?
… Dove si attiva la sostenibilità di un sistema che non crea strumenti di tutela per i propri addetti? Dove va a finire la capacità di comunicare col mondo del lavoro se il modus operandi attuale spesso crea solo sfruttamento?
commento su questo post anche se il mio è più che altro un commento all’intero progetto. Sto seguendo questo blog da diversi giorni e vedo che quasi ogni giorno c’è una nuova notizia che a partire dal progetto guarda al mondo . Confronti con le altre università, con i modelli dei ricercatori, con quanto si è detto al G8 insomma tutto interessante ma allo stesso tempo vedo che sui nostri quotidiani cioè la nuova sardegne a l’unione sarda non si dice mai nulla di tutto questo. Ma l’università conta davvero in questo territorio? ci interessa davvero quello che può accadere se viene eletto un rettore piuttosto che un altro? a me sembra di no, del resto siamo abituati che a fare notizia in questo paese sono solo veline, feste di compleanno e “simpatiche” gag del nosro Papi all’estero…in sardegna poi non ne parliamo.
Comunque nonostante l’amarezza del messaggio faccio i miei complimenti al candidato coraggioso che sfida Mastino e …che vinca il migliore, cioè chi davvero crede che le cose possano cambiare.
Un ricercatore stufo.
Concordo in pieno con quanto sostenuto da Stefania: il più delle volte il tirocinio è frutto di accordi personali e spesso la manodopera non solo è a costo zero, ma anche “sottoutilizzata”.
Molto bella l’idea dell’elenco delle aziende virtuose, che sappiano valorizzare lo stage e non solo sfruttare i neo-laureati: sarebbe anche un modo per mettere in comunicazione due realtà attualmente molto distanti: Università e territorio.
A proposito di quanto detto da Domenico: anche a me ha colpito molto il fatto che la stampa non si stia occupando per niente della realtà universitaria, nonostante le prossime elezioni per il nuovo rettore. Come al solito, ci sarà qualche intervista ai candidati giusto un paio di giorni prima delle elezioni, per il resto… progetti di ricerca, formazione, confronto con altre realtà universitarie nazionali o meno…è un discorso che sui giornali non verrà neanche affrontato.
già Maria Elena dell’elezione del rettore non se ne parlerà perchè in realtà non fa audience e ormai i media ragionano solo di quanto fa notizia. comunque per il tuo commento e per la proposta di stefania di fare una lista di imprese virtuose per gl stage vi segnalo il sito della Repubblica degli stagisti http://www.repubblicadeglistagisti.it/initiatives/
dove si parla dei principi accennati nei vostri commenti. Nel sito c’è uno spazio per le aziende “virtuose”, e si parla anche di una carta dei diritti dello stagista….insomma dopotutto basterebbe poco per migliorare le cose. Ad esempio nel sito delle università si potrebbe aprire un’apposita sezione dedicata al placement con uno spazio in cui gli stagisti possono commentare e perchè no anche votare lil loro stage e l’azienda che li ha ospitati!
Ho fatto l’erasmus in uno stato dell’U.E. e ho avuto modo di constatare che i neolaureati vengono direttamente contattati dalle varie figure aziendali e non senza dover impazzire a mandare curriculum e a fare mille colloqui….
Questo perchè l’università è a stretto contatto con questi soggetti….A noi cosa rimane invece???dover fare due anni di tirocinio post-laurea gratis (mi riferisco al mio corso di laurea) solo per poter accedere all’esame di stato, per poi finire in un mare che solo dio saprà dove ci porterà…e questo naturalmente grazie alla buona volontà di noi studenti, perchè una volta laureati l’università si dimentica di noi….Abbiate il coraggio di cambiare questa situazione…sarebbe meraviglioso poter parlare con ammirazione e stima della nostra università….